ECCO LE 10 COSE CHE VI CONSIGLIAMO DI NON FARE MAI IN SARDEGNA

SARDEGNA REMIX

L’abbiamo detto mille volte: la Sardegna è un Universo a parte. Meravigliosa, distesa al centro del Mediterraneo, abitata da persone che possono dare tutto, senza pretendere nulla in cambio, ma che possono essere molto orgogliose e persino offendersi quando sentono una mancanza di rispetto nei loro confronti. Ecco allora che abbiamo deciso di pubblicare un breve vademecum – chiaramente molto ironico – ad uso e consumo soprattutto dei “Continentali” sulle 10 cose da non fare in Sardegna

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LE FOTOGRAFIE CHE HANNO FATTO LA STORIA: BELLEZZA AFGHANA

Ed eccola qui! La bellissima ragazza afgana di Steve McCurry. Scattata nel 1984, e successivamente pubblicata sulla copertina della rivista National Geographic Magazine del numero di giugno 1985, l’immagine divenne una sorta di simbolo dei conflitti afgani degli anni ottanta.
La ragazzina, appartenente alla tribù afghana dei Pashtun, che all’epoca doveva avere circa 12 anni, era stata incontrata dal reporter in una scuola improvvisata nel campo profughi Nasir Bagh in Pakistan. Orfana dei genitori, rimasti uccisi in uno degli attacchi sovietici, era riuscita a raggiungere il campo insieme alla nonna ed ai fratelli. L’espressione del suo viso, con i suoi occhi di ghiaccio, resero ben presto l’immagine celebre in tutto il mondo.
Gli abiti logori e questi stessi occhi bellissimi e terrorizzati, rivelano il trauma della guerra.
Nel corso di un attacco afghano, McCurry si trovò faccia a faccia con alcuni elicotteri sovietici che “volavano bassi come uno sciame di calabroni.. colpendo con razzi e mitragliando tutto ciò che si muoveva”.

Nel gennaio 2002 il National Geographic organizzò una spedizione dello stesso McCurry con un team al seguito con lo scopo di ritrovare ed identificare la ragazza afghana dagli occhi di ghiaccio che aveva ormai reso celebre il fotografo in tutto il mondo.
Steve McCurry tornò al campo di Nasir Bagh, ma non riuscì a ritrovarla. Fortunatamente, dopo qualche falsa pista, un uomo, a cui fu mostrata la foto della copertina, raccontò che con la ragazzina avevano vissuto al campo come fratelli e che era tornata in Afghanistan anni prima e viveva tra le montagne vicino a Tora Bora.
Da quest’operazione di ricerca la National Geographic produsse il documentario “Search for the Afghan Girl” andato in onda per la prima volta il 9 marzo 2003, oltre a ridedicare una prima di copertina alla donna che per 17 anni era stata ignara della fama conquistata nel mondo dalla sua immagine. Il team con l’aiuto di Rahimullah Yusufzai, un rispettato giornalista pakistano che faceva loro da guida e interprete, riuscirono a distanza di più di 17 anni a ritrovare la ragazza, ormai trentenne e con tutti i segni di guerre, invasioni e difficoltà vissute, e a darle finalmente un nome dopo quasi vent’anni di anonimato. Da allora possiamo finalmente chiamare la ragazza afghana con il suo vero nome: Sharbat Gula.

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