VIOLENZA SILENZIOSA

Ogni giorno o quasi una donna uccisa dal proprio marito, compagno ,fidanzato o ex fidanzato… Da cosa scaturisce questa violenza ? E quanti casi che non arrivano alla violenza fisica non arrivano alla ribalta delle cronache?

Mi riferisco alla violenza psicologica, quella che ogni giorno annienta migliaia di donne che passano la vita mentendo a se stesse e a chi le sta vicino.

Spesso vittime di fidanzati, compagni, e mariti che esprimono il loro amore malato con gesti di gelosia  morbosa, cercando di avere sulle loro compagne un controllo totale controllando il telefonino, il loro modo di vestire, le loro frequentazioni.

Molte persone non immaginano nemmeno quanti di questi casi accadono e siano così vicini a noi, perchè come dicevo prima le donne tendono a nascondere e giustificare i gesti persecutori dei loro compagni, spesso si inizia da piccole cose, per poi arrivare al controllo sempre più morboso.

Si potrebbe pensare che queste cose accadano solo in casi di bassa cultura o poca indipendenza delle donne, ma non è così, questi gesti accadono a tutti i livelli sociali e culturali, solo che le donne di una certa cultura tendono a dissimulare meglio la loro prostrazione.

Donne non accettate soprusi!!! Nessuno vi può dire come vestirvi, chi frequentare o controllare il vostro telefono , le vostre mail o quant’altro, riconoscere in tempo queste situazioni è fondamentale per non arrivare poi a situazioni gravi come quelle che leggiamo ogni giorno in cronaca nera, e per quelle che si sono riconosciute in questo mio post ma che mentono a se stesse pensando che la situazione non è poi così grave auguro solo di aprire gli occhi e reagire a queste piccole, costanti vessazioni !!!

LE FOTOGRAFIE CHE HANNO FATTO LA STORIA: LA VITA OLTRE L’ORRORE

Somayeh Mehri, 29 anni, sposata con Amir, residenti in una delle zone più povere dell’Iran, era ormai prossima al divorzio a causa delle continue violenze subite dal marito violento.

In Iran tuttavia, la donna non può umiliare l’uomo chiedendo il divorzio. Una notte nel giugno 2011, Amir cosparse di acido sua moglie Somayeh e sua figlia Rana, di soli 3 anni, mentre dormivano.

Nonostante le urla d’aiuto, la donna venne soccorsa dopo diversi minuti poiché il marito aveva tagliato i fili dell’elettricità, causando la difficoltà dei vicini nel raggiungere Somayeh al buio. loro volti, le mani e molte parti dei loro corpi furono bruciati. Rana perse la vista da un occhio, mentre la madre rimase cieca. Il padre di Somayeh vendette le sue terre per guadagnare i soldi necessari a pagare i trattamenti medici della figlia e della nipote e molti abitanti del villaggio diedero il loro contributo. I medici sperano comunque di poter ridare, almeno parzialmente, la vista a Somayeh e di riparare la palpebra di Rana.
Il fotografo Ebrahim Norouzi voleva che i loro volti coinvolgessero emotivamente i suoi concittadini e le persone dall’altra parte del mondo, spesso indifferenti alle tragedie che si ripetono, troppo spesso in molti paesi medio-orientali (ma non solo)