Racconti di viaggio: Auschwitz – Birkenau

Appena arrivati a Katowice con il diretto Wizzair da Burgas, intorno alle 10,30 abbiamo subito preso possesso dell’auto che avevamo precedentemente prenotato in aeroporto.

Tutto perfettamente negli orari dei nostri piani , inseriamo il navigatore e ci dirigiamo verso Oświęcim , il reale nome della cittadina che è diventata famosa suo malgrado per uno dei più grande stermini di massa.

Arriviamo senza alcun problema , ma sfortunatamente ci rendiamo subito conto che la fila per l’ingresso è lunghissima ( a quanto pare non capita mai , ci hanno spiegato che è stato un caso) dopo quasi un’ora di fila riusciamo ad entrare e prenotare la nostra visita guidata in italiano, attendiamo e iniziamo il nostro tour.

Ho letto e visto tantissimo sull’argomento dell’olocausto ma essere li è diverso, già trovarsi di fronte a quel cancello, a quella tristemente nota insegna, è abbastanza inquietante

La nostra guida non è particolarmente coinvolgente e non racconta niente di più che dei fatti puramente storici, se devo essere sincera mi aspettavo di più, aneddoti inerenti al campo, storie vere , perchè quel posto se potesse parlare avrebbe tante vite da raccontare…

Con un pochino di delusione proseguiamo la nostra visita e resto impressionata dagli oggetti appartenuti ai deportati, occhiali, scarpe, valigie, ma tre cose mi hanno impressionata veramente, le montagne di capelli umani , con i quali facevano dei tessuti, una grande urna contenente i resti delle ceneri di migliaia di persone recuperate dai forni crematori, e gli oggetti e i vestitini dei bambini.

I bambini, anime innocenti che venivano mandati direttamente alle camere a gas con le loro madri, perchè inizialmente il campo non era organizzato per donne e bambini.

Il nostro giro prosegue, percorriamo grandi tratti a piedi sotto il sole, ci sono quasi trenta gradi, clima inatteso per la Polonia a dire il vero, ma poi penso ai km che dovevano fare i deportati , senza ne mangiare ne bere ,mi vergogno di me stessa e continuo il mio percorso…

Vediamo nelle teche anche lo ziklon B , veleno utilizzato inizialmente per uccidere i topi e in seguito sperimentato sugli uomini , in uno di quei corridoi vennero chiusi un centinaio di deportati  per sperimentare gli effetti del gas e la tempistica , dopo ciò iniziò quella che viene ricordata col nome di soluzione finale .

IMG_5738

Di seguito vediamo alcuni forni crematori, tutti gli altri si trovano a Birkenau e sono ormai praticamente distrutti , in quanto i nazisti li hanno fatti saltare in aria per nascondere le prove poco prima dell’arrivo dell’armata russa.

Con un bus compreso nel biglietto della visita ci dirigiamo , sempre con la nostra guida ,a Birkenau, questo era il reale campo di sterminio, tutto meticolosamente organizzato per lo sterminio di massa, quell’ingresso terribile , visto e rivisto un milione di volte nei documentari, quei binari che portavano fin dentro l’inferno sulla terra, era tutto molto strano, non ho versato una lacrima e non so ancora perchè, io , che di solito sono un fiume in piena , ero come bloccata, in un silenzio tombale che avvolgeva il luogo, nessuna chiacchiera o chissà che altro, solo silenzio.

Solo una cosa mi ha dato parecchio fastidio del gruppo di italiani che era con noi, i selfie , una cosa davvero pietosa, chi davanti ai forni, chi davanti alle forche, ero abbastanza schifata dal comportamento di queste persone che non potevano certo essere definiti ragazzini, anzi, parliamo di persone già attempate, visto che io e il mio compagno eravamo visibilmente i più giovani del gruppo e io ho 36 anni !!! 

Ci dirigiamo verso le rovine dei crematori e poi a vedere le baracche , sono rimaste solo quelle di mattoni  mentre di quelle di legno ( distrutte dai nazisti) sono rimasti solo i camini di mattoni a testimoniare l’enorme quantità di baracche presenti.

Le baracche erano terribili, angusti dormitori, dove vivevano ammassati e praticamente senza riparo da pioggia o neve, in quanto le tegole erano solo appoggiate senza nessuna copertura sottostante, perciò chi dormiva sopra veniva sommerso dalla neve e chi dormiva sotto, dal fango, i più fortunati, se così si possono definire dormivano al centro, non avevano coperte la solo paglia e stracci che recuperavano, se non lo vedete ci vostri occhi non potete nemmeno immaginare lo squallore e la tristezza.

Provavo una strana sensazione a vedere quelle baracche , ad oggi immerse in un enorme prato verde, e pensare a tutte le anime che vi dimorano ancora, ero quasi intimidita a questo pensiero…

Nonostante la guida non sia stata delle migliori, consiglio a tutti, una volta nella vita di andare, anche solo vedere, per capire di cosa sia in grado l’essere umano.

12 pensieri su “Racconti di viaggio: Auschwitz – Birkenau

  1. Pelle d’oca. Ho visto tante immagini di come sono i campi ora, ma credo che essere lì, a contatto, con quelle mura sia davvero devastante (almeno per chi è dotato di coscienza, altro che selfie…). Prima o poi ci andrò…

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  2. Quando ero ragazza visitai il campo di concentramento di Dachau (vicino a Monaco di Baviera): quello che non scorderò mai è l’odore, l’odore di carne umana bruciata, un’odore che pervade tutto il campo e ti si appiccica sulla pelle e non riesci a lavarlo via con niente, un’odore così dolce, e acre allo stesso tempo, che ti riempie le narici del profumo intenso e inebriante di un fiore esotico, di morte.
    Ciao
    Sid

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  3. Pingback: Non confondiamo la fotografia con la moda. « © francovisintainer apprendista fotografo ©

  4. E ancora si ostinano a negare che ci sia stato uno sterminio. Mi domando come sia possibile!
    Come te ho letto e visto molto sull’argomento ma solo attraverso internet, libri e tv.. un giorno ci andrò, per essere testimonianza viva di un pezzo della nostra storia. ❤
    Grazie per questo piccolo reportage!!

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  5. Ho visitato 3 campi di concentramento (Dora, Buchenwald e Sachsenhausen; io e mio marito, senza guida e in silenzio e lentamente) e ogni volta è stata un’esperienza straziante, pur essendo preparata da anni di letture e approfondimenti.

    Non so come sia possibile concepire l’idea di scattare degli autoritratti (la parola selfie mi dà _leggermente_ fastidio) in quei luoghi lì.
    E’ grave mancanza di rispetto.
    Quando ero lì mi sono chiesta addirittura se era il caso di fotografare. E poi mi sono detta che sì lo era perché è un modo di testimoniare, di ricordare come monito.

    Sei stata brava a descrivere delicatamente e con rispetto la tua esperienza. A me risulta molto difficile perché non possiedo l’arte della scrittura. E così mi hai riportato alle emozioni vissute nei tre campi e mi hai fortemente commossa.
    Grazie.
    Un saluto
    Ondina

    http://ilmiosguardo.wordpress.com/2012/08/12/mittelbau-dora/
    http://ilmiosguardo.wordpress.com/2012/08/20/buchenwald-seconda-tappa/
    http://ilmiosguardo.wordpress.com/2014/06/01/kz-oranienburg-sachsenhausen/

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