HALLOWEEN PARTY

Con questo post inauguro il mio nuovo blog esclusivamente di cucina su GIALLO ZAFFERANO, vi mostro i manicaretti preparati per halloween…. sono disgustosamente buoni ahahahah!!!

Myworld ai fornelli

My world ai fornelli

DOODLE DI GOOGLE: HALLOWEEN

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Guardate che ho trovato su wikipedia in merito alla tanto odiata e amata festa anglosassone in Italia, quante similitudini, io , quelle della mia terra, la Sardegna , le conosco già e voi conoscete le vostre?

Tradizioni similari in Italia

Nel celebrare la commemorazione dei defunti, una tradizione vuole che i primi Cristiani, vagabondassero per i villaggi chiedendo un dolce chiamato “pane d’anima”, più dolci ricevevano e maggiori erano le preghiere rivolte ai defunti del donatore.

A Massafra in provincia di Taranto gli anziani raccontano che il 31 ottobre i morti di notte escono dal cimitero in processione e percorrono le vie del paese vecchio con il dito acceso a mo’ di candela. Se incontrano un passante che va al mattino presto a lavorare lo uccidono e lo portavano con sé. Queste anime del purgatorio entrano nelle chiese per celebrare messa. Una volta un vivo entrò in chiesa e quando il prete si girò per la benedizione verso la navata, il vivo si accorse che non aveva il naso e solo allora fu sopraffatto dagli altri morti. Le anime del purgatorio erano molto rispettate nelle case dei nonni. Oltre ad un’apposita preghiera pronunciata ogni giorno durante il rosario, veniva loro riservavato tutto l’anno un coperto vuoto a tavola, con tanto di sedia, forchetta o cucchiaio e tovagliolo. Le anime del purgatorio ritornano nel cimitero la notte dell’Epifania.

A Serra San Bruno, in Calabria, è ancora viva la secolare tradizione del “Coccalu di muortu”. I ragazzini, dopo aver intagliato e modellato la zucca riuscendo a riprodurre un vero e proprio teschio (in dialetto serrese, appunto, “Coccalu di muortu”), gironzolano per le vie del paese tenendo in mano questa loro tetra creazione e, o bussando agli usci delle case oppure rivolgendosi direttamente alle persone che si incontrano per strada, esordiscono con la frase: “Mi lu pagati lu coccalu?” (tradotto letteralmente “Me lo pagate il teschio?”). Se volessimo dare un senso più logico e sequenzialmente più corretto, l’antica frase potrebbe essere intesa come “Guardi che opera d’arte che ho creato! Le piace? Mi piacerebbe che lei mi gratificasse ancor di più facendomi un’offerta in denaro!”.

In Friuli era allo stesso modo diffusa la tradizione di intagliare zucche con fattezze di teschio, e la credenza che nella notte dei morti questi potessero uscire dalle tombe, muoversi in processione, irretire i bambini, ed infine che gli animali nelle stalle potessero parlare. Sempre in Friuli era diffusa una tradizione pressoché identica a quella del “dolcetto o scherzetto”, anche se applicata nelle festività natalizie o carnevalesche, feste che tuttavia hanno pure origine come riti di passaggio d’anno, similmente ad halloween. In queste occasioni infatti i bambini, eventualmente travestiti da figure spaventose e mostruose, potevano bussare di porta in porta recitando filastrocche il cui significato era quello di chiedere dolci, noci o piccoli regali, in cambio di un augurio rivolto all’interlocutore di accedere al paradiso.

In Sardegna è conosciuta come Is Animeddas, Su Candeleri, Su mortu mortu, Sas Animas, Su Peti Cocone, Su Prugadoriu o Is Panixeddas a seconda delle zone ed è una tradizione antichissima e prevede anch’essa di andare per le case a chiedere di fare del bene per le anime dei morti, i bambini che bussano alle porte si presentano come “sos chi toccana” (“quelli che bussano” in lingua logudorese).. In Sicilia, nella notte tra l’1 e il 2 novembre, i cari defunti fanno visita ai parenti ancora in vita, portando doni ai bambini.

In Puglia, in specifico a Orsara di Puglia, un piccolo paese montano della provincia di Foggia, la notte tra l’1 e il 2 di novembre si celebra l’antichissima notte del “fucacost” (fuoco fianco a fianco): davanti a ogni casa vengono accesi dei falò (in origine di rami secchi di ginestra) che dovrebbero servire a illuminare la strada di casa ai nostri cari defunti (in genere alle anime del purgatorio) che in quella notte tornano a trovarci. Sulla brace di questi falò, poi, viene cucinata della carne che tutti insieme si mangia in strada e si offre ai passanti. Nella giornata dell’1, nella piazza principale, si svolge, inoltre, la tradizionale gara delle zucche decorate (definite le “cocce priatorje” – le teste del purgatorio, nel senso delle anime del purgatorio).

Caratteristiche molto simili ad Halloween si riscontrano nell’antica festa di Sant’Andrea celebrata a Martis e in altri comuni dell’Anglona e del Goceano, in Sardegna: la notte del 30 novembre gli adulti vanno per le vie del paese percuotendo fra loro graticole, coltelli e scuri allo scopo di intimorire i ragazzi e i bambini che nel frattempo vagano per le strade con delle zucche vuote intagliate a forma di teschio e illuminate all’interno da una candela. I giovani, quando vanno a bussare nelle case, annunciano la loro presenza battendo coperchi e mestoli e recitando una enigmatica e minacciosa filastrocca in lingua sarda Sant’Andria muzza li mani!!… (Sant’Andrea mozza le mani) ricevendo in cambio, per questa loro esibizione, dolci, mandarini, fichi secchi, bibite e denaro.