LA STORIA DEL GATTO TOM …

Oggi splende il sole qui a Burgas, sono quasi le otto di mattina e ci sono esattamente 0° , fa freddino e io penso ai mici randagi senza un riparo, per fortuna non piove e ancora non è arrivata la neve, ma arriverà ad imbiancare i tetti e rendere tutto più bello … ma non per tutti è così, i primi a patire sono i piccoli randagi ovviamente, questa situazione vale ovviamente qui in Bulgaria come in Italia.

Credo che basterebbe davvero poco a migliorare le cose , a rendere la vita più bella per tutti , anche per loro, capaci di amore incondizionato

Tempo fa pensai ad una soluzione per svuotare i tristi canili , la mia idea sarebbe quella di inserire i cagnolini randagi in strutture pubbliche e private per assistenza ai minori a rischio e anziani, due fasce di persone che hanno bisogno di tutto l’amore che queste bestiole possono dare, vi immaginate quanta gioia proverebbero certi anziani , che si sentono ormai inutili e ai margini della società se avessero la possibilità di occuparsi ancora di qualcuno che li ama nel modo più puro che si possa fare? Io si, lo immagino…. e penso che sarebbe la soluzione migliore al randagismo , ovviamente lavorando in sinergia con educatori cinofili e veterinari.

Niente più gabbie tristi in cui vengono reclusi senza aver commesso nessun male se non quello di essere venuti al mondo….

Quale caso sporadico esiste… oggi vi racconterò del gatto Tom 🙂 

Tom-in-corsia

“Da più di 2 anni, il micio vive nell’unità per le cure palliative all’interno del Centro Medico Va di Salem, in Virginia. Qui può vagare liberamente e come un dottore, ogni mattina, fa il giro dei pazienti. La sua presenza è diventata fondamentale, non solo per gli anziani all’interno della struttura, ma anche per i loro famigliari.

L’idea di accogliere un gatto nell’ospizio è venuta a Laura Hart, un ausiliario medico del centro, dopo aver sentito del dottor David Dosa e del suo gatto Oscar che confortava i malati di Alzheimer in una casa di cura a Rhode Island. Di comune accordo con la direttrice della struttura, così, hanno deciso di adottare un gatto proveniente da uno deirifugi della zona. Tom era il gatto perfetto. Come ha raccontato la signora Hart:

“Abbiamo cercato di rendere l’ambiente più familiare, cosa che è difficile da fare in un ospedale. Ma sappiamo che le piccole cose, come un animale domestico, possono contribuire a renderlo più sopportabile.”

Tom ha un forte impatto sulle famiglie e i pazienti, ma anche sul personale dell’unità. Un ospizio può essere un posto molto triste dove vivere e lavorare, ma il gatto, con la sua calma e il suo affetto, riesce a rendere l’ambiente più simile a quello domestico. Bravo, Tom!

Il caso di Tom dovrebbe essere la norma e non l’eccezione… l’amore fa miracoli !!!