LA MEMORIA DEL CUORE

Dio ci ha donato la memoria, così possiamo avere le rose anche a dicembre.
James Matthew Barrie, Coraggio, 1922

Un caro amico durante le nostre chiacchiere virtuali  quotidiane mi ha inviato un link con un articolo che sapeva mi sarebbe piaciuto.

Tratta un argomento doloroso che non risparmia nessuno di noi e che colpisce nel profondo, il morbo di alzheimer.

Questo male ti toglie tutto,  gli affetti che non sai più riconoscere, ti rende indifeso come una bambino incapace di ogni semplice gesto, ti fa credere di essere un estraneo in casa tua , ti toglie ogni motivo per andare avanti in questo mondo di estranei…

Voglio condividere con voi questa storia tratta da “THE OPINION POST ”

Confessioni di una malata di Alzheimer

perdere sè stessi, perdersi in una malattia che ti mangia da dentro togliendoti te stesso.
“Mi sento sempre meno. Sento me stessa scivolare, scendere giù perdendo sempre un pezzo. Come uno scivolo, di quelli che iniziano all’ aperto, e tu sei felice e piena di entusiasmo e di aspettative e ti ci getti, ma poi diventa un tunnel, sempre meno divertente, sempre più contorto.

Mi sento così. Anzi mi sento sempre meno, mi aggrappo sempre più, ma tengo  sempre meno. Scivolo, scivolo, scivolo. Ogni tanto si aprono dei varchi, dei piccoli oblò dai quali vedo gente che conosco, so chi sono. No, forse mi sbaglio, forse non è lui, forse lo è.

Mi sveglio la mattina e sento di perdere qualcosa. Mi perdo. Scivolo. Vado a dormire la sera e non ho ricordi, non ho la mia giornata, perdo la mia vita. Lo realizzo, lo faccio pian piano attraverso gli occhi di chi mi guarda e di chi preoccupato mi chiede “oggi hai comprato il pane?”.

Certo che l’ ho fatto, perché non avrei dovuto? L’ho fatto? C’è qualcosa che non va, non chiedo e non mi spiegano. Depressione, causa plausibile, sono vedova da poco, ma ho delle nipotine, uno in arrivo, un figlio appena sposato e un altro da sposare, tutto sommato mi definirei una persona felice, una nonna che vuole essere tale. Che ne sarà di loro?

Hanno chi se ne prenderà cura sì, ma che ne sarà di loro in me? Li perderò, li sto perdendo pezzo per pezzo. Ogni giorno ne svanisce un pezzettino. Dimentico il loro progresso di ieri e quello dell’ altro ieri, improvvisamente mi sveglio e sono già in grado di camminare, scrivere e leggere. Quando è successo? Non erano nati giusto qualche mese fa? Mi perdo, perdo me stessa, perdo i miei giorni, perdo i miei ricordi, la mia stessa esistenza si riduce a qualche immagine, vecchia e sbiadita.

Ogni tanto mi risveglio e sono giovane, ho quarant’anni, un’ amica da incontrare e della roba da preparare, poi mi dicono che la mia amica non c’è più e che quell’appuntamento non l’ ho mai preso. Non ricordo gli anni. Mi ritrovo in una tavola imbandita con gente che non conosco, non ho paura, sono la mia famiglia, ne sono sicura, ma non saprei se quello lì è mio figlio o mio nipote. Sono confusa e silenziosa, non mi chiedono niente, sanno qualcosa che io non so, ma ho capito.

Sto scivolando via, sto andando sempre più giù perdendo i loro giorni migliori, li sto vivendo da vegetale, me ne sto andando e non posso farci niente, non posso non dimenticare. Non so quando il mio corpo li lascerà, ma la mia mente lo sta già facendo. Non mi riconosco più.

Non so come si prepara il ragù, come si avvia la lavatrice, non ricordo dove si ripongono i panni stirati. Mi perdo, scivolo via. Vorrei gridare, vorrei restare, vorrei aggrapparmi ai miei ricordi migliori. Questi mi restano ancora impressi, la mia infanzia non mi abbandona, i miei bambini li ricordo bene, ricordo i loro piccoli visini e le loro voci e poi… il vuoto! li vedo crescere dietro un vetro appannato, a malapena li riconosco adesso. Sono uomini grandi che si prendono cura di me.

Non doveva andare così, sta andando tutto al contrario. Poi mi perdo. Che fine ho fatto? Chi sono? Dove sono? Perché? Manca sempre meno, non so cosa mi resterà. Non so pìù  camminare, non so più parlare. Sono sempre meno io. Non ci sono più.”

alzheimer