IL MIO AUSCHWITZ

Ieri era la giornata della memoria com’è stato ampiamente ricordato da tutti i media e social, anche se poi dietro questo tam tam di link, post ecc non so quanta reale consapevolezza ci sia nei confronti di quello che è realmente accaduto in quegli anni terribili .

Per anni ho voluto visitare Auschwitz, da sempre simbolo dell’olocausto, dopo essermi appassionata all’argomento sin da ragazzina e aver letto decine di libri riguardanti l’argomento, alcuni dei quali letti con le lacrime agli occhi dall’inizio alla fine , come Frantumi, che raccontava la storia vera di un bimbo nei campi di sterminio, talmente crudo che non sono riuscita a leggerlo per la seconda volta come avrei voluto anni dopo… 

Come sapete la scorsa estate nel mio viaggio in Polonia è stata una tappa obbligata, che mi ha emozionato e riportato dentro le pagine di quei libri, dentro quelle decine di documentari…. commovente, straziante, assurdamente vero…

Vi lascio con qualche mio personale scatto… e la poesia di Joyce Lussu

Un paio di scarpette rosse

C’è un paio di scarpette rosse
numero ventiquattro
quasi nuove:
sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica
“Schulze Monaco”.
C’è un paio di scarpette rosse
in cima a un mucchio di scarpette infantili
a Buckenwald
erano di un bambino di tre anni e mezzo
chi sa di che colore erano gli occhi
bruciati nei forni
ma il suo pianto lo possiamo immaginare
si sa come piangono i bambini
anche i suoi piedini li possiamo immaginare
scarpa numero ventiquattro
per l’ eternità
perché i piedini dei bambini morti non crescono.
C’è un paio di scarpette rosse
a Buckenwald
quasi nuove
perché i piedini dei bambini morti
non consumano le suole.

 

DAMSKI BOKSER, MOMENTO DA DIMENTICARE

In queste settimane vi ho raccontato alcune aneddoti sul mio viaggio in Polonia , ma ho lasciato questo per ultimo, forse perchè è stata l’unica nota stonata.

Si cenava tranquillamente in un bel ristorante italiano nella suggestiva piazza principale di Wroclaw, la serata calda ci ha permesso di mangiare all’aperto e godere del panorama intorno a noi.

Tra chiacchiere , programmi successivi per il viaggio e ottime bruschette la serata scorre veloce, ad un certo punto il mio compagno si sposta per andare in bagno all’interno del ristorante e io mi guardo intorno, curiosa come sempre e osservo le persone, amici che chiacchierano spensierati, famiglie di turisti con bambini che girano allegramente scegliendo tra la moltitudine di ristoranti che la città offre, cagnolini coi padroni che girano per la passeggiata serale, insomma, la piazza è gremita e l’aria è festosa, ma qualcosa attira la mia attenzione, una coppia giovane, li vedo da lontano e noto dei movimenti strani, strattonamenti, piccole spinte, penso ad un gioco tra i due, magari hanno bevuto troppo e scherzano in modo un po strano, man mano si avvicinano e riesco a vedere meglio, una coppia sui 25/ 28 anni , ben vestiti, lei magrissima su dei trampoli da 15 centimetri, lui jeans e camicia bianca.

Non avevo visto male, gli strattoni si trasformano in percosse, lui la prende per un braccio e la spinge, poi la prende per i capelli , lei piange, il suo viso è una maschera di trucco, lui pare ubriaco fradicio, io inizio ad agitarmi e penso, ora qualcuno lo fermerà, c’è tanta gente intorno, tutti vedono e nessuno fa nulla, la mia agitazione sale quando lui la sbatte contro un muro, e lei continua a stargli accanto come drogata dal fascino di questo essere inutile, cerco lo spray antiaggressione nella mia borsa, niente, l’ho lasciato in albergo, come ripiego cerco l’asta della go-pro da usare come manganello , mi sto sentendo male e non so cosa fare, finalmente si avvicina una coppia , una ragazza porta via questa sventurata e il fidanzato della coppia resta con quell’essere inutile, forse per placarlo, gli parla tranquillamente e mi chiedo come faccia, visto che il mio unico desiderio in quel momento era spargere il suo sangue per tutta la piazza.

Nel frattempo è tornato il mio fidanzato che cerca di calmarmi,mi conosce , sa che starò male per il resto della serata.

Quel senso di impotenza, quella furia omicida dalla quale sono stata pervasa, quella rabbia nel vedere l’accettazione della gente per quello che stava accadendo, l’accettazione di quella giovane donna percossa per la sua condizione, è stata laprima e spero ultima volta che assisto ad una scena simile.

Rientrata in albergo ho messaggiato con una delle mie amiche polacche, che tristemente mi ha risposto, welcome in poland…. questi vermi hanno un nome , vengono chiamati damski bokser, picchiatori di donne, in una terra in cui è radicata purtroppo ancora la cultura della donna succube che deve subire le angherie e tacere, terra in cui la gente vede e pensa che sia normale tutto ciò, questo mi fa tanto male, perchè è compito delle donne salvaguardarsi da questi schifosi, reagire e lottare, se non si vuole che un domani le loro figlie subiscano le stesse pene.

Ho pensato fosse doveroso per me raccontarvi anche questo spiacevole aneddoto, perchè come le cose belle, anche questo fa parte della vita e del bagaglio culturale che il viaggio mi ha dato…

 

 

RACCONTI DI VIAGGIO: RIESE COMPLEX, IL SEGRETO DI HITLER

Nascosto tra le montagne polacche della Bassa Slesia, al confine con la Repubblica Ceca si trova il Riese complex, bunker sotterraneo che copre oltre 35 chilometri quadrati fatto costruire da Hitler tra il 1943 e il 1945.

Le ipotesi che sono state fatte sul motivo della realizzazione di un progetto tanto gigantesco sono varie, dalla sperimentazione di armi di distruzione di massa, alcuni teorizzano la realizzazione di un progetto militare aereo chiamato col codice v-7 , altri pensano al bunker come luogo per trafugare tutto il consistente bottino di guerra nazista, infine ,più semplicemente si ipotizza un’ enorme città sotterranea come base di Hitler.

Non si verrà mai a sapere la verità ,come spesso accade in questi casi, perchè anche se fosse scoperte, a noi comuni mortali verrebbe tenuta nascosta, soprattutto se coinvolgesse casi di sperimentazione militare .

Il dato di fatto è uno però, li dentro è stato versato tanto sangue innocente, per costruirlo infatti sono stati usati dei deportati di un campo di concentramento vicino, le condizioni erano proibitive, pochissimo cibo, nessun sostegno medico, infatti, quando un deportato mostrava segni di cedimento o semplicemente un malore veniva mandato a morte nei campi di sterminio.

Per il Reich erano solo oggetti, macchine da lavoro che una volta diventate inutilizzabili venivano gettate via.

Noi abbiamo visitato solo una piccola parte,in quanto è davvero gigantesco e si divide in diversi complessi,alcuni che possono essere visitati solo con una piccola barca.

Questo luogo rimane ancora poco conosciuto, e poco visitato, quasi esclusivamente da amanti della storia della seconda guerra mondiale, mentre penso che meriterebbe più attenzione, il fascino del mistero che lo avvolge è grande, ed è incredibile cedere l’immensità del lavoro che è stato fatto.

Voglio mostrarvi alcune foto che abbiamo scattato al suo interno.

 

Come si può vedere nelle foto, all’interno sono state trovate armi, tavoli di tortura per gli interrogatori, zone di guardia armate, nessuna sa cosa si faceva in quelle infinite gallerie che ancora oggi si mantengono perfettamente intatte ma credetemi, la fantasia vola, perchè in certo senso ti senti dentro la storia, e immagini quante persone hanno camminato, quante hanno versato il loro sangue, i carri armati che si muovevano nelle gallerie, è stato davvero emozionante !!!

Per chi avesse la curiosità di sapere altro in merito lascio un link sul KOMPLEX RIESE

RACCONTI DI VIAGGIO: I NANI DI BRESLAVIA ( WROCLAW )

C’era una volta  una bella cittadina della Bassa Slesia, in Polonia chiamata Wroclaw che nascondeva un piccolo segreto, era abitata da tantissimi nani che svolgevano le più disparate attività, alcuni giocavano, altri riposavano oppure lavoravano duro, non era facile vederli perchè si nascondevano negli angoli più nascosti, oppure si arrampicavano sui pali della luce, alcuni in mezzo ai prati per confondersi con l’erba…. penserete che sia tutta un’invenzione ma è la pura verità… io ne ho trovato qualcuno anche se in realtà sono oltre duecento… se non mi credete ve ne mostro qualcuno… 😉

CUCINA POLACCA: Kremówka papieska

Prima di partire per la Polonia mi sono informata un pochino sulla cucina tipica, avendo amiche polacche qualcosa conoscevo già e avevo anche già assaggiato, ma un dolce, fra tutti volevo provare di sicuro, è la kremowka papieska, rinominata recentemente così per il fatto che il papa, ormai santo, Giovanni Paolo secondo ne andasse ghiotto, infatti ad oggi sono famose quelle preparate a Wadowice , la cittadina del papa.

Purtroppo non ho avuto il tempo per andare anche li 🙂 ma non potevo esimermi dall’assaggiarla. Eccovi la ricetta.

Per la base:

Pasta sfoglia pronta 2 fogli, oppure usate la vostra ricetta preferita per la pasta sfoglia.

Per la crema:

 

  • 1 tazza di latte
  • 1 tazza di panna
  • 1 baccello di vaniglia 
  • 6 tuorli d’uovo
  • 70 g di zucchero
  • 40 g di maizena
  • 150 g di burro, freddo, tagliato a  dadini
  • Opzionale: 1 cucchiaino di rum

 Far bollire il latte mescolato con panna e vaniglia  . Mettere da parte per 10 minuti  e poi filtrare. Sbattete i tuorli con lo zucchero fino ad addensare, aggiungere  la farina setacciata, mescolando bene e mettere in una pentola con fondo alto. Quindi versare nella pentola il latte caldo, mescolando costantemente e  addensando . Togliete dal fuoco, aggiungere il burro freddo e rum  e mescolare fino a quando il tutto sia legato. Mettere la pentola sul lato e attendere  . Durante il raffreddamento coprire la superficie a contatto con un foglio di pellicola per evitare la formazione della pellicina.

Questa è una delle tante varianti che si possono trovare, infatti ogni pasticceria la prepara in modo diverso, con strati di crema pasticcera e panna ecc.

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RACCONTI DI VIAGGIO: LE MINIERE DI SALE DI WIELICZKA

Nel mio viaggio in Polonia non poteva certo mancare l’esperienza affascinante delle stupende miniere di sale di Wieliczka , poco distanti da Cracovia, circa 15 minuti in macchina, si possono visitare con i tantissimi tour organizzati in città, oppure, come abbiamo fatto  noi che avevamo la macchina, per conto proprio.

Una volta arrivati e superati i grandi parcheggi troviamo l’ingresso principale, andiamo a fare i biglietti e paghiamo anche il supplemento per fare le foto ( ovviamente ) , ci si porta appresso sempre una giacchina perchè dentro le miniere c’è una temperatura costante di circa 18 gradi, per me gradevolissima visto il caldo trovato mio malgrado a Cracovia 🙂

Attendiamo il nostro turno con la guida in italiano, questa a differenza della nostra precedente guida di Auscwhitz si rivela prodiga di notizie , anche se troppo veloce per noi amanti delle fotografie 😦

Iniziamo subito il nostro percorso verso il sottosuolo, scalini su scalini per arrivare solo al primo livello, 64 m di profondità, il meraviglioso fresco si fa sentire e io ne traggo beneficio, mi giro intorno incuriosita, tutto è fatto di sale, mattonelle dei pavimenti, sculture , muri , lampadari, bellissimo da vedere.

La guida ci spiega che questa miniera ha circa 700 anni e che dal 1978 è diventata patrimonio dell’ Unesco, ci racconta che praticamente è come se stessimo camminando sul fondo del mare, infatti pare che questo sale sia dovuto al fatto che prima vi era il mare e che un cambiamento climatico si sia ritratto lasciando appunto un’enorme quantità di sale nella sua terra.

Benchè la miniera sia molto più profonda a noi visitatori è concesso di visitarla solo fino al terzo livello , a 135 metri di profondità, visitiamo tante grotte , ben 22 , ognuna con il suo nome, la sua storia dedicata e le sue statue, ora ve ne mostro qualcuna.

Forse la parte più bella, inaspettata e affascinante è stata la Cattedrale di sale, con la cappella di Santa Kinga , la statua e il reliquiario di San Giovanni Paolo secondo .

Quando la si raggiunge la vediamo dall’alto, grandissima , luminosa e splendida nelle sue sculture e bassorilievi , il grande altare, i grandissimi lampadari , tutto rigorosamente di sale, ci danno n pochino di tempo, per fare qualche scatto e poter ammirare quella meraviglia  sotterranea.

La guida ci spiega che ci si può perfino sposare li dentro, ovviamente pagando , citando la guida, un prezzo ” salato ” 🙂

Non so quanto si spenda, ma credetemi , penso che varrebbe ogni centesimo un matrimonio celebrato li dentro, per chi , come me, ama le cose fuori dal comune.

La visita guidata dura circa tre ore, bella e interessante, al termine della quale a 135 metri sottoterra ci fermiamo a pranzare nel ristorante sotterraneo dove ci gustiamo qualche piatto tipico e compriamo qualche souvenir.

Il nostro percorso procede ancora per oltre un km per arrivare all’ascensore che in men che non si dica ci porterà di nuovo in superficie !!!

Esperienza che consiglio vivamente a tutti !!!

Racconti di viaggio: Auschwitz – Birkenau

Appena arrivati a Katowice con il diretto Wizzair da Burgas, intorno alle 10,30 abbiamo subito preso possesso dell’auto che avevamo precedentemente prenotato in aeroporto.

Tutto perfettamente negli orari dei nostri piani , inseriamo il navigatore e ci dirigiamo verso Oświęcim , il reale nome della cittadina che è diventata famosa suo malgrado per uno dei più grande stermini di massa.

Arriviamo senza alcun problema , ma sfortunatamente ci rendiamo subito conto che la fila per l’ingresso è lunghissima ( a quanto pare non capita mai , ci hanno spiegato che è stato un caso) dopo quasi un’ora di fila riusciamo ad entrare e prenotare la nostra visita guidata in italiano, attendiamo e iniziamo il nostro tour.

Ho letto e visto tantissimo sull’argomento dell’olocausto ma essere li è diverso, già trovarsi di fronte a quel cancello, a quella tristemente nota insegna, è abbastanza inquietante

La nostra guida non è particolarmente coinvolgente e non racconta niente di più che dei fatti puramente storici, se devo essere sincera mi aspettavo di più, aneddoti inerenti al campo, storie vere , perchè quel posto se potesse parlare avrebbe tante vite da raccontare…

Con un pochino di delusione proseguiamo la nostra visita e resto impressionata dagli oggetti appartenuti ai deportati, occhiali, scarpe, valigie, ma tre cose mi hanno impressionata veramente, le montagne di capelli umani , con i quali facevano dei tessuti, una grande urna contenente i resti delle ceneri di migliaia di persone recuperate dai forni crematori, e gli oggetti e i vestitini dei bambini.

I bambini, anime innocenti che venivano mandati direttamente alle camere a gas con le loro madri, perchè inizialmente il campo non era organizzato per donne e bambini.

Il nostro giro prosegue, percorriamo grandi tratti a piedi sotto il sole, ci sono quasi trenta gradi, clima inatteso per la Polonia a dire il vero, ma poi penso ai km che dovevano fare i deportati , senza ne mangiare ne bere ,mi vergogno di me stessa e continuo il mio percorso…

Vediamo nelle teche anche lo ziklon B , veleno utilizzato inizialmente per uccidere i topi e in seguito sperimentato sugli uomini , in uno di quei corridoi vennero chiusi un centinaio di deportati  per sperimentare gli effetti del gas e la tempistica , dopo ciò iniziò quella che viene ricordata col nome di soluzione finale .

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Di seguito vediamo alcuni forni crematori, tutti gli altri si trovano a Birkenau e sono ormai praticamente distrutti , in quanto i nazisti li hanno fatti saltare in aria per nascondere le prove poco prima dell’arrivo dell’armata russa.

Con un bus compreso nel biglietto della visita ci dirigiamo , sempre con la nostra guida ,a Birkenau, questo era il reale campo di sterminio, tutto meticolosamente organizzato per lo sterminio di massa, quell’ingresso terribile , visto e rivisto un milione di volte nei documentari, quei binari che portavano fin dentro l’inferno sulla terra, era tutto molto strano, non ho versato una lacrima e non so ancora perchè, io , che di solito sono un fiume in piena , ero come bloccata, in un silenzio tombale che avvolgeva il luogo, nessuna chiacchiera o chissà che altro, solo silenzio.

Solo una cosa mi ha dato parecchio fastidio del gruppo di italiani che era con noi, i selfie , una cosa davvero pietosa, chi davanti ai forni, chi davanti alle forche, ero abbastanza schifata dal comportamento di queste persone che non potevano certo essere definiti ragazzini, anzi, parliamo di persone già attempate, visto che io e il mio compagno eravamo visibilmente i più giovani del gruppo e io ho 36 anni !!! 

Ci dirigiamo verso le rovine dei crematori e poi a vedere le baracche , sono rimaste solo quelle di mattoni  mentre di quelle di legno ( distrutte dai nazisti) sono rimasti solo i camini di mattoni a testimoniare l’enorme quantità di baracche presenti.

Le baracche erano terribili, angusti dormitori, dove vivevano ammassati e praticamente senza riparo da pioggia o neve, in quanto le tegole erano solo appoggiate senza nessuna copertura sottostante, perciò chi dormiva sopra veniva sommerso dalla neve e chi dormiva sotto, dal fango, i più fortunati, se così si possono definire dormivano al centro, non avevano coperte la solo paglia e stracci che recuperavano, se non lo vedete ci vostri occhi non potete nemmeno immaginare lo squallore e la tristezza.

Provavo una strana sensazione a vedere quelle baracche , ad oggi immerse in un enorme prato verde, e pensare a tutte le anime che vi dimorano ancora, ero quasi intimidita a questo pensiero…

Nonostante la guida non sia stata delle migliori, consiglio a tutti, una volta nella vita di andare, anche solo vedere, per capire di cosa sia in grado l’essere umano.